“Il grido della verità”, Edizioni Artestampa 2015 (251 pagine, 16,00 euro), è un thriller storico che narra una storia mozzafiato ambientata a Modena nel 1860. Lo schema del libro prevede più delitti compiuti con modalità efferate ma omogenee, qualcuno che indaga, un crogiolo di indizi, congetture, azioni, alleanze, tradimenti, incontri e scontri, fino all’epilogo inquietante. Oltre alla struttura tipica del giallo, questo romanzo ha una specifica contestualizzazione storica. E qui sta la bellezza della storia narrata: si vedono i personaggi di un’epoca che non è più, si osserva il loro modo di vivere, i vestiti, i cibi, i nomi delle strade, dei locali, si entra in contatto con luoghi del passato.

Dal periodo scelto dal Sorrentino come coreografia storica al romanzo, emerge una forte destabilizzazione emotiva. Siamo nell’aprile 1860, il panorama politico è cambiato, il Ducato Estense non c’è più, l’ultimo duca Francesco V d’Asburgo Este è andato in esilio e i plebisciti hanno deciso l’annessione di Modena al Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia. L’esito dei plebisciti e il governo provvisorio di Luigi Carlo Farini hanno emarginato gli intellettuali fedeli al duca. Il clima cittadino è denso di sentimenti contrastanti: odio, ansia, preoccupazione, indifferenza, nostalgia. In questo contesto i modenesi attendono il 4 maggio, quando il Re Vittorio Emanuele II giungerà in città, in treno assieme a Cavour e a Farini, per visitare i suoi nuovi sudditi.

La vicenda di fantasia narrata nel thriller si svolge tutta nella settimana che precede l’arrivo del Re a Modena. Una settimana intrisa di sangue, perché strani delitti funestano la città. Chi indaga è Urbano Platini, un uomo del Governo nuovo, che si finge giornalista, ma in realtà è un agente segreto di Cavour. Le indagini lo porteranno a una frenetica caccia all’autore dei crimini e così incontrerà personaggi di fantasia che interagiscono nel romanzo con altri realmente esistiti perlustrando angoli insoliti di Modena. È bello ritrovare tra le pagine del libro luoghi come il Caffè Sandri sotto il Portico del Collegio dei Nobili, o il Mercato del sabato in Piazza Grande.

Le emozioni sono vissute con passione, leggerezza, intransigenza e apprensione dalle donne del romanzo, descritte con pazienza e precisione. Molto bello il personaggio di Francesca, sarta di giorno, prostituta di notte. Gli uomini che Urbano incontra hanno chiari i valori di cui sono portatori e scalpitano nel mostrare ardore e collaborazione o nel contrastare novità o nell’emularle. Così si contrappongono i caratteri di Ermanno, l’oste fedele al Duca, di suo fratello Ercole, bellicoso e violento divenuto guardia di Farini, al pari del giovane Vincenzo. Spicca il personaggio di Michele, adolescente nato sotto il ducato estense, che crescerà sotto il regno d’Italia e porterà i valori del passato nel nuovo corso della Storia.

E poi ci sono i luoghi di cultura come i salotti letterari, tra i quali quello di Anna Maria, affascinante borghese che fa innamorare gli uomini e le librerie e i caffè letterari, luoghi dove la cultura, la politica e la musica hanno circolato e vissuto.

Il thriller cattura l’attenzione e coinvolge il lettore fino alla fine nelle emozioni contrastanti dei personaggi. Rabbia, risentimento, vendetta, azione, violenza. E in mezzo a tutta questa confusione, una scia di sangue che sembra non arrestarsi, mentre si prepara lo spettacolo dell’arrivo del Re in città. È una corsa contro il tempo quella di Urbano, piemontese e ignaro della configurazione di Modena, che scoprirà una realtà nascosta e segreta della città sotto la quale scorrono, nascosti, i canali. Oltre la facciata dei palazzi nobiliari dell’antica capitale estense c’è una città sotterranea, che vive dietro un’apparenza di tranquillità, sotto il piano di calpestio quotidiano c’è un luogo fetido e buio dove il conflitto tra il nuovo e il vecchio mondo continua a strisciare occulto ai più, ma noto a chi non dimentica. La descrizione dei personaggi e dei loro intrighi e tutta l’azione di cui è pieno il libro, catturano e incollano alle pagine il lettore fino alla fine. Eppure dietro l’azione, dietro le parole dette e celate, c’è una realtà profonda. Dopo aver letto “Il grido della verità”, non si passeggerà più con noncuranza tra le vie del centro di Modena e ogni ombra ci farà sussultare. E allora ci ricorderemo che sotto le strade, anche se tombati, ci sono ancora i canali. Sono ben nascosti, ma ci sono. Così come la verità che è celata alla folla, ma pronta prima o poi a far udire il suo grido.

Daniela Ori

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