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“Attualità e meraviglie de La Secchia rapita” di Gian Carlo Montanari (Mucchi Editore, Modena, 2015)

Giancarlo Montanari

Giancarlo Montanari

Alessandro Tassoni (1565-1635) è certo una delle figure di letterato più note a Modena, tanto da meritare una scultura addirittura ai piedi della Ghirlandina, nonché l’intitolazione di una via e di un Liceo Scientifico.

La Secchia Rapita è il poema eroicomico dove il grande poeta mescola personaggi reali e inventati in un “puré sovrastorico” (sono parole di Montanari) che copre i secoli XIII (quello della Battaglia della Fossalta del 1249), XIV (Battaglia di Zappolino del 1325 quando la secchia fu effettivamente trafugata durante i saccheggi) sino ai secoli XVI-XVII con i rimandi, spesso spietati nell’ironia, a personaggi e situazioni contemporanei a Tassoni.

E’ un poema noto eppure non conosciuto in tutte le sue sfaccettature con cui si è cimentato nel 2015, anno del 450° della nascita del poeta, Gian Carlo Montanari nel suo volume Attualità e meraviglie de La secchia rapita (Mucchi, pp. 220, euro 22,00). L’autore si è concentrato soprattutto sulla genesi e sull’importanza della figura del conte di Culagna forse il personaggio più noto dell’opera che Tassoni presenta con questi versi: “Chi dal monte il dì sesto, e chi dal piano/ dispiegò le bandiere in un istante; e ‘l primo ch’apparisse a la campagna / fu il conte de la Rocca di Culagna”.

Ancora “Avea ducento scrocchi in una schiera, mangiati da la fame e pidocchiosi; ma egli dicea ch’eran duo mila e ch’era / una falange d’uomini famosi”.

Un personaggio che aveva un pavone dipinto sulla bandiera e che probabilmente è ispirato ad Alessandro Brusantini, figlio di Paolo, due nobili ferraresi divenuti modenesi con cui il poeta ebbe diversi screzi.

La Secchia Rapita, infatti, è un’opera che viene composta (1614-1622) in un periodo storico complesso per Modena, quando l’arrivo della Corte del Duca Cesare d’Este da Ferrara (1598) aveva creato forti attriti tra i modenesi e i ferraresi che, collocati in posizioni di potere, erano visti come arroganti e usurpatori.

In questo clima Tassoni costruisce il suo poema, facendo convivere personaggi reali e inventati, centrifugando le vicende di due secoli di storia medievale di Modena, dissacrando l’idea stessa di poema eroico, tanto che la Secchia rubata dai modenesi ai bolognesi, novella Elena di legno, scatena la guerra tra le due città.

Il prof. Montanari è meticoloso a ricostruire il clima in cui il poema viene composto e a rintracciare i personaggi reali che si celano dietro le maschere tassoniane, in un testo dove i contemporanei del poeta certo erano in grado di riconoscere propri concittadini o antenati. Montanari, grande conoscitore di Modena, scandaglia il poema censendo gli uomini e le donne che Tassoni ha voluto omaggiare, irridere, o stilettare.

Il risultato è un testo critico di grande interesse sull’opera più importante di uno degli autori modenesi più illustri e conosciuti, un’opera che, dietro la facciata faceta, cela contenuti di grande profondità per comprendere l’epoca in cui venne composta.

Gabriele Sorrentino

A proposito di Matilda…

Ho terminato di leggere “Il Romanzo di Matilda” di Elisa Guidelli (Meridiano Zero 2015 pagine 383, euro 18,00), un bellissimo libro sulla vita di Matilde di Canossa. La lettura è un lungo viaggio che fa trattenere il fiato e che fa arrivare alle ultime pagine con gli occhi pieni di lacrime di commozione, lacrime vere. E non si può che rivolgere un ringraziamento all’Autrice per aver dato alle stampe questa sua fatica letteraria, un dono per chi avidamente o, come me, lentamente, ha letto, sofferto, riletto passi, emozionandosi a ogni pagina, a ogni storia, a ogni pensiero, a ogni dialogo. E’ un romanzo che sembra un thriller, pieno di colpi di scena e sono certa che la vita di Matilda di Canossa sia veramente stata così, quella di una persona di potere sempre sul chi vive, sempre attenta a guardarsi attorno, a proteggersi e a contrattaccare, preparata a colpi bassi e capace di fronteggiare con la spada e la diplomazia le più audaci imprese. Eppure era una donna, una donna autentica, capace di amare con passione e di odiare con ferocia, coerente e alternativa a un tempo, diplomatica e ferma nei suoi propositi e ferocissima contro i traditori dei suoi ideali. Così emerge dal Romanzo di Matilda una donna molto alternativa per i suoi tempi, anche se leggendo bene forse quei tempi non sono poi così dissimili dai nostri. Oggi come nel Medioevo, ma forse in tutte le epoche, una donna di potere ha un grande fardello sulle spalle, quello di essere donna in un mondo che è da sempre, o lo è forse ancora, dominato dagli uomini. La modernità di questo romanzo a mio avviso è anche la capacità di fornire spunti di riflessione su strategie, metodologie di approccio che l’Autrice, con sottile abilità, descrive e che mutatis mutandis potrebbero essere di aiuto anche per noi, donne di oggi in questo mondo e in questo tempo. Perché Matilda è carismatica, è un esempio, è la stella splendente che irradia luce con la sua bellezza fisica e morale. Matilda è indimenticabile. A mio avviso è riuscito molto bene all’Autrice l’amalgama tra finzione e realtà storica e questo ha permesso di mostrare i sentimenti e le emozioni che sono dietro i fatti di cronaca e i documenti ufficiali. Quali e quanti eventi possono accadere nella vita di una donna importante e potente? Alcuni che sono noti, altri che appartengono alla sfera più segreta e intima dei propri sentimenti. E ci saranno storie, amori, magari figli di cui non sapremo mai… Potremo però sognare e il romanzo che ha scritto Elisa Guidelli ci aiuta in questo sogno. Perché quello che non conosciamo dalle cronache, lo possiamo immaginare con la fantasia e sappiamo che questa è di gran lunga più intensa e variegata dei fatti ufficiali conosciuti e tramandati. E allora lasciamoci ammantare dal Romanzo di Matilda e soffriamo e proviamo emozione tra le pagine, cogliendo la fatica, l’apprensione, il dolore, l’esaltazione e la rabbia, ma lasciandoci anche cullare dalla sensualità dell’immaginazione. Perché Matilda è una donna, quindi è regina e guerriera e fata e strega e meraviglia tutto assieme. Matilda è eterna e ancora oggi quando pronunciamo il suo nome le diamo vita e voce e in questo ricordo ci inchiniamo alla sua presenza e la onoriamo. E anche un romanzo contribuisce a mantenere vivo il ricordo di lei, regina senza corona, donna per sempre.

 

Daniela Ori

27 agosto 2015

Commento al romanzo IL GRIDO DELLA VERITA’ di Gabriele Sorrentino

“Il grido della verità”, Edizioni Artestampa 2015 Modena, euro 16,00 (pagg. 251) è l’ultima fatica letteraria di Gabriele Sorrentino, modenese, classe 1976, scrittore prolifico e autore eclettico che spazia dal saggio storico alla narrativa, per approdare con profondità a questo thriller che narra una storia mozzafiato ambientata a Modena nel 1860.

Lo schema di questo thriller prevede più delitti compiuti con modalità efferate ma omogenee, qualcuno che indaga, un crogiolo di indizi, congetture, azioni alleanze tradimenti incontri e scontri, la scoperta del colpevole, il finale inquietante … L’originalità è che questo è un thriller a sfondo storico, per cui oltre alla trama tipica del giallo ha anche una specifica contestualizzazione storica. Quando un romanzo è “storico” ha la difficoltà e il fascino di avere come sottofondo un territorio e un periodo ben definiti. E qui sta la bellezza della storia: si vedono i personaggi di un’epoca che non è più, si osserva il loro modo di vivere, i vestiti, i cibi, i nomi delle strade, dei locali, si entra in contatto con luoghi del passato…

Il periodo scelto dal Sorrentino come coreografia storica al romanzo è veramente difficile, perché è un periodo di forte destabilizzazione emotiva. Siamo nell’aprile 1860, solo un mese prima si sono svolti i plebisciti che hanno deciso l’annessione di Modena al Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia. Il panorama politico è cambiato, in quanto fino a un anno prima Modena era una capitale, ma il Duca Francesco V d’Asburgo Este se n’é andato nel giugno 1859 e così Modena ha un nuovo sovrano. L’esito dei plebisciti e il governo provvisorio di Luigi Carlo Farini hanno emarginato gli intellettuali fedeli al Duca in esilio. Il clima cittadino è denso di sentimenti contrastanti: odio, ansia, preoccupazione, indifferenza, nostalgia. In questo contesto i modenesi attendono il 4 maggio, quando Vittorio Emanuele II giungerà in città, in treno assieme a Cavour e a Farini, per visitare i suoi nuovi sudditi.

La storia narrata nel thriller si svolge nell’arco della settimana che precede l’arrivo del Re a Modena. Una settimana intrisa di sangue, perché strani delitti funestano la città. Gli uomini trovati uccisi in luoghi precisi della città sono duchisti, o rivoluzionari, o militari, ma tutti risultano avvelenati e hanno cucito dentro la bocca un ritaglio di giornale. Chi indaga sugli omicidi è Urbano Platini, colui che sarà il protagonista del romanzo, un uomo del Governo nuovo, che si finge giornalista, ma in realtà è un agente segreto di Cavour. Le indagini lo porteranno a una frenetica caccia all’assassino seriale e così incontrerà personaggi di fantasia che interagiscono con altri realmente esistiti perlustrando angoli insoliti di Modena di cui oggi si è persa memoria. E’ bello ritrovare tra le pagine del romanzo luoghi come il Caffè Sandri sotto il Portico del Collegio dei Nobili, o il Mercato del sabato in piazza grande.

Le emozioni sono vissute con passione, leggerezza, intransigenza e apprensione dalle donne del romanzo, descritte con pazienza e precisione nei personaggi della rezdora Adele e della bella Francesca, sarta di giorno e prostituta di notte. Gli uomini che Urbano incontra hanno chiari i valori di cui sono portatori e scalpitano nel mostrare ardore e collaborazione o nel contrastare novità o nell’emularle. E così si contrappongono con forza i caratteri di Ermanno, l’oste fedele al Duca, di suo fratello Ercole, bellicoso e violento divenuto guardia di Farini, al pari del giovane Vincenzo. Spicca il personaggio di Michele, adolescente nato sotto il ducato estense, che crescerà sotto il regno d’Italia e avrà quasi il ruolo di portare i valori del passato nel nuovo corso della Storia, lungo la sua vita, che già da piccolo si appalesa avventurosa. E poi ci sono luoghi di cultura come i salotti letterari, tra i quali spicca quello di Anna Maria, l’affascinante borghese che fa innamorare tutti gli uomini e le librerie e i caffè letterari, luoghi dove la cultura, la politica e la musica hanno circolato e vissuto.

Il thriller comincia con toni descrittivi e quasi prudenti, poi accelera di colpo coinvolgendo il lettore fino alla fine nelle emozioni contrastanti dei personaggi che mostrano senza reticenza la rabbia di chi era ed è rimasto fedele al Duca, l’ansia di chi si aspetta qualcosa di buono comunque dal nuovo panorama politico, l’indifferenza di chi ha sempre faticato ed è assuefatto ai cambiamenti nella preoccupazione quotidiana del sopravvivere.

Idealisti, indifferenti, combattenti. Rabbia, risentimento, vendetta, azione, violenza. E sotto a tutta questa confusione, delitti seriali apparentemente senza movente. Una scia di sangue che sembra non arrestarsi, oltre le quinte della preparazione dello spettacolo dell’arrivo del Re in città. Ed è una corsa contro il tempo quella di Urbano, volta a cercare l’assassino per sedare i pericoli, mentre le indagini conducono il nostro protagonista, piemontese e ignaro della configurazione di Modena, a scoprire una realtà nascosta e segreta dell’architettura della città sotto le cui strade scorrono ancora, nascosti, i canali. Oltre la facciata dei palazzi nobiliari dell’antica capitale estense c’è una città sotterranea, che vive dietro un’apparenza di tranquillità, sotto il piano di calpestio quotidiano c’è un luogo fetido e buio dove il conflitto tra il nuovo e il vecchio mondo continua a strisciare occulto ai più ma noto a chi non dimentica.

Ciò che colpisce nel romanzo è l’aver trattato con leggerezza e acume il clima storico e politico, attraverso la descrizione dei personaggi, dei loro intrighi e dell’azione che in maniera ossessionante cattura e incolla alle pagine senza respiro fino a “vedere-come-va-a-finire”. Eppure dietro l’azione e gli scontri armati e violenti, dietro le parole dette e celate, c’è una realtà che è reale e profonda. La contrapposizione tra duchisti e rivoluzionari. Idee che non si annientano nel risultato di elezioni. Perché è inutile nasconderselo, quel marzo 1860 ha cambiato il volto della nostra Modena, ma anche il suo cuore. E da quel momento nulla sarebbe più stato come prima. Ma la Storia – si sa – la scrivono i vincitori e quello che apprendiamo dai libri, dai commenti, dalle recensioni di studiosi e politici è quanto si è deciso di tramandare per consolidare idee, regimi e governi. Di certo indietro non si torna e il corso della Storia ha seguito in un certo senso il suo percorso. In ogni caso quello che veramente è accaduto resta un mistero e la verità è solamente una serie di ipotesi, sepolte nelle viscere della città, anzi nei suoi più segreti e inquietanti sotterranei. Solo la letteratura a questo punto ha l’ardire di narrare quanto non è dato di conoscere dalle prove. E questo thriller – vi assicuro – racconta e inquieta a un tempo.

Quel che è certo è che dopo aver letto “Il grido della verità” di Gabriele Sorrentino, non passeggerete più con noncuranza tra le vie del centro e i vicoli di Modena e ogni ombra vi farà sussultare, timorosi che, da una qualche parte, tra le nebbie della sera, possano materializzarsi quel tabarro e quella maschera che inquieta i personaggi del thriller, pagina dopo pagina.

Ma sotto le strade, sotto i vicoli di Modena, anche se tombati, ci sono sempre e ancora i canali. Sono ben nascosti, ma ci sono. Così come la verità, è celata alla folla ma pronta prima o poi a far udire il suo grido.

Daniela Ori

24 maggio 2015

Copyright©2015 Daniela Ori

Un diario sulla Baviera per viaggiare leggendo

“La Baviera di Ludwig” Este Edition, edito nel 2011 (pagine 255 euro 18,00) primo libro di Antonio Quarta, non è un saggio storico, né un romanzo su Ludwig di Baviera, ma è un emozionante diario di viaggio suddiviso in tre parti, ciascuna descrive la sintesi di tanti viaggi, circa una ventina, che l’Autore ha progettato e realizzato in Baviera. E’ arricchito da fotografie realizzate dallo stesso Autore, sia nel corpo del testo in bianco e nero, sia in fondo a colori, così leggendo si può ammirare con gli occhi i luoghi descritti pagina dopo pagina. Con questo diario l’Autore prende per mano il lettore e lo accompagna, lo porta con sé e gli mostra monumenti, musei, castelli, laghi, ristoranti, birrerie, uffici turistici, emozioni, sorrisi. E’ ancora una volta la magia della scrittura che al pari della musica riesce ogni volta a farci entrare in una dimensione di sogno. La lettura di un libro stimola la fantasia e conduce in un viaggio immaginario e porta alla scoperta di culture, storie, luoghi e volti sconosciuti. E con il diario di Quarta il lettore comodamente seduto compie un viaggio speciale, in una terra magica, la Baviera, una terra famosa per i suoi sovrani appunto Ludwig II re di Baviera e la cugina Elisabetta, la famosa Sissi divenuta imperatrice dopo le nozze con Franz Joseph, poi la zia Adelgunde Augusta Carolina, divenuta Duchessa di Modena dopo il matrimonio con il quinto Francesco d’Austria Este. La Baviera è legata dunque al nostro territorio e in particolare a Modena attraverso quella via speciale che è la Storia e grazie a questo diario la Storia emerge e viene raccontata con passione attraverso i luoghi, i laghi, i monti e le città dove i personaggi hanno vissuto la loro vita e il loro destino. E così l’enigma di Ludwig, eternamente irrisolto come lui stesso aveva preannunciato, diventa il motivo e il desiderio di conoscere quei meravigliosi castelli da lui progettati per dare vita e voce ai miti della musica di Richard Wagner, il compositore che con le sue melodie conduceva il sovrano a vivere come in una dimensione magica e antica. Ma i viaggi che Antonio continua a fare in Baviera sono tanti e ripetuti, perché questa regione della Germania è entrata nel suo cuore e sempre lo emoziona. E questo si percepisce dal suo libro. E allora mettetevi comodi, aprite la prima pagina del diario di Quarta, il viaggio sta per cominciare.

Daniela Ori

15 marzo 2015

“Un liceo da suicidio” di Martino Sgobba

C’è sempre un po’ di nostalgia e di inquietudine quando si pensa agli anni del liceo. Nostalgia per l’età giovanile piena di sogni e speranze, inquietudine per il ricordo di tutte quelle ore impiegate nello studio intenso, per la fatica e per quel modo di apprendere rigido e intristito da schemi antichi e reiterati, con i docenti distaccati e spesso autoritari e freddi. Pensando a quel tempo ho deciso di leggere “Un liceo da suicidio” di Martino Sgobba. Mi è piaciuto. E’ un thriller di 160 pagine che si legge con curiosità, simpatico e accattivante, scritto in modo raffinato e colto, con bella attenzione alle descrizioni degli stati d’animo attraverso similitudini ed elaborazioni, con notevole attenzione al significato delle parole, che a volte sembrano danzare nella frase, o si rincorrono per farti nascondere un’idea o per fartela capire senza dire. L’autore è un colto professore, anzi un filosofo e lo si coglie tra le righe, uno scrittore che fa parte di quella generazione che parla e scrive in maniera accurata, attenta. E fa bene leggere testi così, fa ricordare quanto è bella la nostra lingua italiana e quanto è varia di espressioni anche ironiche, che evocano e descrivono emozioni mai in modo banale e superficiale.

La storia è quella tipica di un giallo con tutti i crismi. Ci sono morti, qualcuno che viene chiamato ad indagare, segue la serie delle indagini, l’elaborazione degli indizi e le congetture per la soluzione del caso.

Il protagonista è l’ispettore scolastico Francesco Vicenti che si sta preparando al pensionamento. Ma accade qualcosa che lo fa scendere in campo di nuovo. In un liceo classico della Brianza, il prestigioso Liceo Machiavelli di Cainate – luogo inventato che riassume tanti paesi simili di quella terra – nel giro di due giorni, vengono trovati morti tre professori. Si tratta della professoressa Serena Podestà, docente di italiano e latino, schiantata al suolo dopo un volo dal terzo piano. Il secondo è il professor Federico Latini, docente di Storia dell’Arte, morto nel bagno per uno sparo in testa. Il terzo è Pio Ravasi, docente di scienze, morto avvelenato. Si parla di triplice suicidio.

Vicenti non rifiuta l’ultimo incarico e le sue ispezioni si incrociano con le indagini del commissario Corrado Alesci. Tra interrogatori ed elaborazioni mentali, Vicenti conosce i personaggi che frequentano il liceo, innanzitutto la dirigente Amanda Serrato, poi tutto il corpo dei docenti e in particolare Tommaso Losavio, un alunno bocciato che non si è mai in realtà allontanato dalla scuola e grazie al quale l’ispettore conduce la sua ricerca in maniera curiosa e attenta, affezionandosi al ragazzo.

Un romanzo intrigante, un thriller che sembra svelare oltre la storia le disfunzioni e le anomalie di un sistema scolastico, dove non emerge come valore primario l’ideale del trasmettere la conoscenza dal docente al discente; al contrario, esso rivela competizioni, rivalità tra gli stessi docenti. E oltre tutte quelle modalità, oltre le corse per la carriera, c’è quel rapporto distaccato tra gli adulti e i giovani, in eterno conflitto e contrapposizione.

Il romanzo esplora la personalità dei personaggi, pagina dopo pagina e l’Autore si diverte a utilizzare tutto il suo talento e la sua creatività. La scrittura diventa il pennello che disegna il carattere, lo stato d’animo, le ansie, le aspettative, le preoccupazioni. C’è nel romanzo una sicura attenzione alla costruzione della frase, breve e incisiva, per creare armonia ed effetto. I capitoli sono brevi e si susseguono, giusto come pennellate che a poco a poco conducono a completare il dipinto. E qui sta il grande potere della scrittura, con i suoi pregi e i suoi difetti. Il pregio maggiore a mio avviso è costituito dalla capacità di catturare, se il racconto è efficace. E questo romanzo è scritto bene, per cui non annoia e fa venire voglia di arrivare alla fine. I difetti che possono derivare dalla scrittura sono tanti, uno di questi (se mai si può definire difetto) è il fatto che ciascuno di noi quando scrive, mette qualcosa di proprio e allora a volte i personaggi riflettono aspetti caratteriali e stati d’animo del vissuto dell’autore. E in ogni caso si descrivono meglio situazioni o emozioni che si sono personalmente vissute, o perlomeno apprese, insomma interiorizzate. L’artificio che riesce a creare la scrittura dunque è lo spettacolo vero, è l’illusione della realtà, così come lo spettacolo sul palcoscenico che rappresenta una storia, mentre gli attori non la stanno vivendo, ma la stanno solo interpretando. E così realtà e fantasia si confondono, come la congettura e la verità.

Il personaggio che spicca nel romanzo è l’ispettore Francesco Vicenti, un uomo in età che sulla scuola sta per calare il sipario. Questo Vicenti  è un uomo rigoroso, determinato, inflessibile, che non fa trapelare emozioni, forse poco simpatico a volte. Indizi, registri, scartoffie, volti cupi, reticenze, dietrologie, congetture, ipotesi … tutto gira tra le sue mani e la sua mente, come tasselli di un puzzle da comporre. Non pensa ad altro, a capo chino per cercare di risolvere il caso, o meglio di liberarsene prima possibile. E poi c’è lei, la dirigente della scuola, Amanda Serrato pensando alla quale, l’ispettore reputa che abbia “un nome improponibile per il cognome che porta”… Ma il mistero non è solo nel nome della preside, è anche dietro al prestigioso Liceo Machiavelli, se è vero che il termine prestigio che deriva dal latino “praestigia”, significa “illusione prodotta con destrezza di mano”. Sono le parole a dare il significato alle cose o a nasconderle. E nel romanzo c’è una attenta attenzione all’etimologia delle parole, il cui significato può rivelare o celare verità. O inventarle, come nell’accanimento a volere dare una spiegazione agli eventi, come per tacitare paure, o chiarire situazioni non comprese. E anche l’ironia conta. Forse per questo risulta simpatico il commissario Corrado Alesci, un uomo di bell’aspetto, con un eloquio poco burocratico nel quale inserisce “pause di interpunzione ….in lingua siciliana”. 

Ma il nostro Vicenti è incuriosito e attratto dalla preside, nei confronti della quale davanti agli altri si rivolge con formalità chiamandola “dottoressa”, mentre azzarda una segreta confidenza nel colloquio privato, chiamandola per nome e stupisce ogni volta davanti a quel gesto seducente di lei che con la mano si ravviva i capelli nerissimi e si compiace di sentirla arrivare dal rumore dei suoi tacchi. Comportamenti ambigui, simulazioni e dissimulazioni, emozioni segrete, celate.

E poi c’è lo studente bocciato, Tommaso Losavio, al quale tutti i professori hanno consigliato di lasciare perdere gli studi reputandolo inadatto. Ma lui continua a frequentare gli ambienti della scuola e legge per conto suo e il suo modo di esprimersi, se pure bizzarro, è corretto e forbito. Avrà dunque appreso qualcosa dai suoi insegnanti… Dopo tutto “anche il peggior docente corre il serio rischio di lasciare comunque qualche segno positivo”.  Ma chi è in realtà questo ragazzo che si aggira di notte nelle aule del liceo e sbircia nei registri dei professori? E come mai la dirigente Serrato lo tollera? O lo manipola? O è forse Tommaso a manipolare tutti?

E poi ci sono gli altri personaggi del libro, il prof. Sillari, il bibliotecario Sciacca, la bidella signora Silente, il prete … figure satelliti che gravitano intorno alla storia e che appaiono come personaggi minori, ma non meno significativi.

Nei viaggi avanti e indietro tra Milano, Monza, Cainate e gli altri paesi dove le indagini lo conducono, il treno diventa il luogo delle meditazioni dell’ispettore Vicenti, la sede dell’elaborazione dei pensieri, il luogo dei ricordi, dei crucci, dei ripensamenti. Alla fine le idee, come in un puzzle, troveranno un senso composto nel disegno della soluzione.

E i tre suicidi? Insegnanti duri, inflessibili, che indossano in classe la maschera del rigore per essere credibili nel ruolo che ricoprono. Professori. Ma poi, tolta quella maschera, chi sono, cosa fanno, cosa leggono? Quanto pesa quella maschera e fino a quando dura l’artificio?  E poi la rinuncia alla vita dei tre professori è stata compiuta per scelta personale, o per l’istigazione progettata da qualcuno?

Lo scoprirete leggendo questo interessante romanzo che fa riflettere e che consiglio.

Modena, 14/09/2014

Daniela Ori

Copyright©2014 Daniela Ori

 

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