FAMIGLIA SOTTOVUOTO di Patrizia Gazzotti

Quando la quarantena riscopre i valori della famiglia, o quasi… Buona lettura del racconto della socia Patrizia Gazzotti

“È pronta la pizza!”. Il marito è soddisfatto come se avesse concluso un contratto d’affari, invece sta chiamando in cucina la sua famiglia per gustare la pizza con capperi e acciughe che ha appena sfornato. La tavola è apparecchiata, la mise en place curata nei dettagli. Arriva per prima, a passo di danza, la sua bella figlia sedicenne: ha appena terminato la lezione scolastica online e, con i suoi auricolari bluetooth, ascolta la musica

Sorride ed è allegra come non mai. Poi arriva la moglie, ancora un po’ sudata dopo aver fatto ginnastica in salotto grazie ai videocorsi in diretta web che sta tenendo la sua personal trainer preferita. È in forma come una ragazzina. Per ultimo arriva il figlio più piccolo, di dodici anni, con il telefonino ancora in mano: stava chattando con gli amici. Non appena sono tutti seduti a tavola con la pizza in bella mostra, si fanno insieme un selfie, sorridenti e con le dita in segno di vittoria, uno scatto digitale che ognuno di loro immediatamente posta sul proprio profilo social. Che bella famiglia, diranno gli amici! 

Il lockdown ci ha fatto bene – pensa soddisfatto il marito. Prima della pandemia era troppo impegnato a causa del lavoro, la figlia era sempre immusonita e se ne stava chiusa in camera sua, la moglie stressata tra lavoro, casa e palestra, e il più piccolo si faceva i fatti suoi quando non ne combinava di tutti i colori. Adesso eccoli lì, insieme, una famiglia ritrovata. 

Verrebbe quasi da ringraziare il virus –  riflette l’uomo. Grazie Covid! Ci hai permesso di riscoprire i valori che contano: l’obbligo di quarantena ci ha rinchiuso in casa, ma ha concesso inaspettate opportunità, come coltivare pomodori sul terrazzo, guardare tutte le serie di Netflix e seguire un corso di pittura onlinePossiamo stare tutti dalla stessa parte – considera mentre taglia la pizza in singole porzioni; dobbiamo mettere via polemiche e sterili individualismi. Dobbiamo solo rimanere chiusi in casa ad aspettare che la tempesta passi

Andrà tutto bene, è scritto su un cartello colorato che suo figlio ha appeso al balcone. Anche i nonni hanno imparato a usare whatsapp e a videochiamare i nipoti. Persino gli insegnanti ora usano la tecnologia! E’ quasi incredibile. Da questa esperienza usciremo migliori, soprattutto grazie alla connessione WI-FI, alla rete in fibra ottica super veloce che ci permette di navigare senza limiti nel mare infinito di internetPer fortuna in famiglia abbiamo un contratto All inclusive con giga illimitati – ripete a se stesso il marito-papà – con quattro telefoni di ultima generazione pagabili a rate, sim comprese, un tablet e pure il telefono fisso. Fuori dalla porta di casa regnano il caos e la paura, ma dentro, tra queste quattro mura, il mondo è un posto bellissimo

La famiglia felice è da sempre in quarantena, fin dai tempi del Mulino Bianco. Da quella casina candida papà, mamma e i due figli non sono mai riusciti a scappare, bloccati nella pubblicità. Ora non mangiano solo merendine, ma sono anche iperconnessi.

“Ok, adesso basta con la televisione. Spegnetela per favore!” – urla Sandra alzandosi dal tavolo della cucina. La pubblicità è finita. Ha le occhiaie scure e i capelli in disordine, raccolti in modo approssimativo con un elastico, più che altro per nascondere la ricrescita bianca. Evita ormai di guardarsi allo specchio, ma il problema non sono solo i parrucchieri chiusi: lo stato d’animo si è fatto carne, materia biologica. “Sto cercando di lavorare e con il volume così alto non riesco a concentrami!”. Maledetto smart working – pensa fissando con odio il pc. In realtà non sarebbe male lavorare da casa, se almeno funzionasse la rete e non ci fosse tutto questo casino. Ma le rimane il dubbio: una vita dinamica fuori dalle quattro mura di casa non era tra gli obiettivi delle lotte per l’emancipazione femminile delle generazioni prima della sua? Ora ce la giochiamo così, nell’imbarazzante pigrizia di un pigiama infeltrito.

Giacomo è sdraiato sul divano a testa in giù con le gambe sul poggiatesta. Anche in quella posizione assurda riesce a giocare con la Playstation, e tiene il volume della musica troppo alto. Gioca alla Play sempre, in particolare durante la Dad. Tanto i miei professori mica si accorgono che non seguo –pensa il ragazzino. Basta essere presenti all’inizio e poi scollegare la webcam. Si può anche frizzare l’immagine e sembra che tu sia lì. Facile! La sua camera da letto è diventata una sorta di bunker dopo un attacco nucleare. L’esplosione ha sparso ovunque calzini, mutande, magliette, carte stropicciate e altri oggetti non identificati. Preserva solo un angolino intatto e ordinato, una scenografia che serve da sfondo per l’inquadratura quando è costretto ad accendere la telecamera, se i professori insistono. Fantastica la didattica a distanza! In più la ministra dell’Istruzione ha già detto che tutti gli studenti quest’anno saranno promossi: perché studiare? 

Sua sorella Jessica alterna momenti di depressione nera, per l’isolamento forzato e la sospensione della sua vita sociale, a deliri narcisistici in cui si scatta decine di selfie ritoccati con Snapseed: non vuole certo che i suoi amici vedano i brufoli che le sono fioriti sulla pelle perché si ingozza di cioccolata tutto il giorno. “Non funziona niente in questa casaaaaa!” – si lamenta a voce alta la ragazza. Troppi dispositivi collegati in contemporanea. Una sterile frustrazione le trapassa lo stomaco come un bisturi, fino a farle provare dolore fisico. Il vuoto delle giornate è l’unica certezza di un’adolescenza che ora appare inutile e ingombrante. Da quanto tempo non telefona più alle sue amiche per rivolgere quella domanda che una volta sembrava banale e scontata: “Stasera cosa facciamo?”. Non sa più con chi prendersela e spesso urla senza voce con la testa dentro a un cuscino. Si sente come l’omino deforme del quadro di Munch. “Che sbatti, mamma. Rompi un sacco!” – risponde alla madre che si lamenta del letto disfatto da giorni. “Che senso ha sistemare le lenzuola se devo viverci sopra da mattina a sera? Non si può uscire, non si può fare nulla, tanto vale…”.

Il marito di Sandra, Marco, è in cassa integrazione a causa della pandemia. Sta correndo tra sala, cucina e balcone come un criceto impazzito sulla ruota: pensa di fare una mezza maratona in casa. È preoccupato perché ogni giorno che passa gli sembra di perdere un po’ della sua forma di cinquantenne sportivo che non dimostra gli anni che ha. “Chi si ferma è perduto” – ripete in modo compulsivo. In casa non lo reggono più. Gronda di sudore e si riprende con il cellulare tenendosi in collegamento con i suoi amici runner che corrono come lui nelle prigioni domestiche. Uno di loro qualche giorno fa ha tentato una sorta di fuga da Alcatraz in solitaria per raggiungere l’argine del fiume Panaro, nelle immediate vicinanze della città. Un’impresa coraggiosa, ma inutilmente eroica, perché è stato avvistato dai droni e multato dai carabinieri appostati nelle vicinanze. Altro che Orwell! La realtà supera l’immaginazione. Poi è anche finito il lievito, introvabile al supermercato, uno dei pochissimi luoghi autorizzati, che consentono l’ora d’aria, di cui si affrontano le file per entrare con spirito di stoico sacrificio. Marco avrebbe voluto preparare le crescentine: sarebbe stata un’ipercalorica consolazione, ma non può. Forse, pensando alla bilancia, è meglio così.

Il vero problema è che ormai si vive sottovuoto. Manca l’aria. Manca anche al nonno, purtroppo: nel suo caso non viene scambiata dai polmoni. È ricoverato da una settimana e di lui si hanno poche notizie; è disperso nello spaventoso girone oscuro di un reparto d’ospedale. Non riesce neanche più a fare le videochiamate, che aveva imparato da poco per salutare i nipoti. 

Dal balcone dei vicini penzola un cartello con disegnato un arcobaleno sbiadito, fino a quando un colpo di vento lo fa cadere sull’asfalto.

Modena, 21 aprile 2021

©2021copyrightPatriziaGazzotti

1 commento

  1. E pensare che la famigliola felice del Mulino Bianco in quarantena ci vive da sempre. Brava Patrizia, bel quadretto!

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