La mia recensione sul romanzo “Ponte del Lovo” di Maurizio Gelli

Quarant’anni, un diploma nel cassetto, tanti lavori differenti, scalate su montagne in compagnia dei propri pensieri, avventure femminili quanto basta per non mettere radici, scritti, filosofie, manie, tra corse in bicicletta e fumo di tante sigarette … Ma il lavoro cambia, il corpo cambia e forse anche la mente comincia ad elaborare un desiderio di nuovo. Un percorso per raggiungere l’impossibile, una strada nuova. Un obiettivo, per un sogno sognato. Forse irraggiungibile, con la sola ragione almeno. Ma c’è un ponte che lega le distanze, c’è un ponte che unisce le emozioni, o che le allontana. Basta un computer e un collegamento ad Internet. La rete è l’orizzonte e i sogni che si tuffano, oltre la linea di confine, sono come pesci impazziti che non vogliono annegare, ma desiderano oltrepassare lo specchio dello schermo, per vedere cosa c’è dall’altra parte. Ma ci vuole coraggio. A volte è meglio rimanere dentro alla sfera invisibile di protezione che ci siamo creati intorno, come una cinta muraria compatta che cela e difende il nostro castello. Ma a volte impugnare la spada è divertente e quasi doveroso tentare l’assalto. La guerra in fondo è un gioco. Bisogna esserci portati però. Bisogna avere un’anima da guerriero. E anche un corpo temprato, una mente acuta, un cuore vero. Sì un cuore, perchè senza quello non è possibile neppure incassare i colpi non previsti. Le ferite del corpo si rimarginano, le ferite del cuore restano per sempre invece. Se un cuore uno ce l’ha. E puoi provare a curarne le ferite. Il protagonista del romanzo “Ponte del lovo”, che ha lo stesso nome del suo autore (credo solo per coincidenza…), rompe gli schemi. Osa uscire dal suo castello. Con coraggio e determinazione. Un gioco. Complesso, cervellotico, macchinoso, lentissimo. Un gioco di lettere con una sconosciuta creatura incontrata nel mondo fantastico delle chat. Un gioco dove si esplorano le sfumature più profonde e segrete dell’anima. Con la scrittura. Solo con la parola scritta è possibile esplorare gli abissi più assurdi. Ma chi è in realtà Nic? Chi si cela davvero dietro un nome e dietro chilometriche mail? Il desiderio di toccare il volto e la pelle di chi scrive a trecento chilometri di distanza, la voglia di conoscere davvero l’autrice di quei pensieri femminili svelati e celati, amplifica il percorso di Mi (diminutivo di Maurizio), il nostro protagonista, che in realtà è un acuto raccoglitore di emozioni e sa leggere bene le sfumature dell’anima, al di là delle frasi scritte. Il colloquio verbale non raggiunge questa profondità, l’imbarazzo, la titubanza, la reticenza, l’inadeguatezza a volte emergono per frenare la comunicazione. Ma la scrittura è libera. Protetto dalla distanza, costretto dalla lontananza, complice il desiderio di emergere e di sorprendere, con la parola scritta il protagonista osa. E raggiunge il suo sogno. Lo fa esplodere, lo materializza, come se donasse vita e materia a idee solo immaginate. Dopo tante, continue, dolci e acutissime lettere, anzi mail. Ma è la stessa cosa. Solo il tempo si è ridotto. Oggi la mail arriva subito, se arriva. Ma anche in un tempo passato, l’arrivo della lettera scritta creava apprensione ed emozione, ma anche rabbia ed agitazione. Così la mail crea gli stessi stati d’animo di una lettera manoscritta del passato. La fibrillazione dell’attesa, la delusione per una risposta mancata o non tempestiva, il desiderio di comprendere oltre le righe, la voglia di musica, perchè le parole scritte sono note di una melodia senza voce, che si ascolta con gli occhi e con il cuore. Parola scritta, voce dell’anima. Chi legge questo romanzo, con curiosità e un po’ di apprensione, come lo leggo io, prova un arcobaleno di sensazioni seguendo, pagina per pagina, le sorti di questo personaggio, grafomane e un po’ narcisista. Prova curiosità, rabbia, invidia, rancore, sorpresa, attesa, emozione, speranza… Forse c’è un lieto fine, alla fine di questa storia, forse lo scrittore della storia troverà il suo sogno. Ma lo incontrerà sul serio, lo toccherà davvero? Lo seguo con il fiato sospeso fino alla fine. Lui ci crede, voglio crederci anch’io. E il giorno dell’incontro alla fine arriva davvero, nel freddo inverno di Venezia, la città perfettamente a metà, tra la casa del protagonista e quella della creatura da lui ambita. E allora se – come dicono –  le coincidenze non esistono, forse il protagonista del romanzo, potrebbe anche non avere “a caso” lo stesso nome del suo autore. E se fosse davvero la sua storia? Magari una storia già scritta da un destino magico, magari da sempre.. Lo stesso cerchio che si apre e si richiude, forse con qualcosa di più grande dentro, questa volta. Forse con qualcosa di vero. Un sogno realizzato, che si chiama Nicoletta. Alla fine della storia. Allora spero non abbia mai fine. Questa storia, questo sogno intendo…

 

 

Daniela Ori per Maurizio Gelli (9 aprile 2013)

“Ponte del lovo” (Mimage edizioni, 2013)