Racconti Pandemici II

RINA di Daniela Ori

Un’amica inseparabile, una certezza. Simpatia e ironia e tanta speranza. Ecco il racconto della nostra socia Daniela Ori. Buon divertimento!

Mi presento, sono Rina, leggera, disponibile, sulla bocca di tutti, soprattutto in questo momento. Non mi sottraggo ai miei doveri, tutti mi vogliono, tutti mi usano. Non me la prendo, se qualche volta si dimenticano di me, poi in un modo o nell’altro tornano a cercarmi, nessuno può fare a meno di me.

Antonio è un mio fan, non esce più con altri, solo con me e io sono fiera di lui, lo proteggo almeno ci provo. Non mi sento trascurata, o forse sì, qualche volta però. Ecco, ora lui sta pranzando, da solo. Ha spostato il tavolino del bar in mezzo alla stradina, Via Malatesta, dopo aver ordinato un piatto di spaghetti con le vongole. Ci vuole proprio fantasia a ordinare le vongole a Modena, visto che non è una città di mare e si sa che sono vongole inscatolate, ma Antonio è pugliese e ogni tanto ha nostalgia del mare, dice che almeno mangiando qualcosa che gli ricorda la sua terra col pensiero gli sembra di tornare laggiù.

Si è alzato un po’ di vento, freddino davvero, anche se sono solo le due del pomeriggio. Ecco, ha paura che vada lontano da lui e allora mi afferra con forza e sento le sue labbra che mi cercano. “Antonio – una voce femminile dal fondo della via gli fa girare lo sguardo – come mai te ne sei venuto fin qua in pausa pranzo?”.  Vedo che la saluta con famigliarità. Sì ora la riconosco, è la sua amica Anna, con quel cappello e quegli occhiali non l’avevo riconosciuta. Non è sola, con lei c’è mia cugina, che si chiama Rina come me. Siamo in tante con questo nome, in effetti.

Lui scuote la testa e risponde “Di questi tempi, meglio locali un po’ nascosti e con poca gente…”. “Lo sai come si chiamava in passato questa via?”. Lo incalza l’amica che è appassionata di Storia. L’uomo scuote la testa, e lei: “Si chiamava Vicolo Malore, pare che qua ci fossero talmente tanti morti al tempo della peste del 1630, che neppure si passava…”.

Già lo so pure io della tragedia della peste del 1630, una pandemia, come direbbero oggi, ma se ci fossi stata io, o altre come me a quei tempi, magari si sarebbero salvate più persone. Sì, perché io ho questo ruolo davvero speciale, io devo salvare, proteggere, non so se mi comprendete.

Ma il tempo della pausa pranzo è terminata e così Antonio e Anna decidono di salutarsi, per rientrare entrambi al rispettivo lavoro del pomeriggio. “Quando stacco, vengo a prendere un caffè” – le promette. “Fai presto allora, lo sai che alle 18 si chiude”.

Il bar dove lavora Anna è in una delle piazze più romantiche di Modena, la Piazza della Pomposa, una piazza piena di case dai colori delicati come quelli di un dipinto, con una chiesa silenziosa e sempre aperta, dove la musica sacra ti raggiunge ogni volta che passi davanti al portone di ingresso. Addossata alla chiesa c’è una casa antica, che fu la canonica di Muratori, che sembra un personaggio così distante da tutti noi, per l’importanza del suo nome e della sua fama, ma che puoi immaginare invece come una persona come tutte le altre, solo ammirando da fuori la sua casa e il bel giardino che sorge così insolito come se fossimo in campagna, mentre siamo in pieno centro storico.  

Anche Anna è sempre in compagnia di Rina, dal mattino fino all’ora di chiusura. Quando va a riprendere la sua auto parcheggiata al Novi Park, è così stanca da non riuscire più a respirare. L’aria è pesante in questo periodo, ti si ferma sullo stomaco e senti l’angoscia del presente. Le persone non riescono a focalizzare il perché, le vedi tutte tristi, come se avessero paura. Ma io, Rina, non riesco a consolare le persone più di tanto, posso solo cercare di portare conforto con la mia presenza, vorrei solo che con me la gente si sentisse più sicura.

Mia cugina Rina mi racconta che le piace stare con Anna. Quando la mattina si trucca, dice che ha notato che ultimamente accentua di più l’uso dell’ombretto e del mascara, i suoi occhi brillano. Le ha sentito dire che potrebbe anche evitare di mettere il rossetto, tanto nessuno le guarda più le labbra da un po’, per questo ha imparato a sorridere con gli occhi. Poi però non resiste, ma quando indossa il rossetto, Rina glielo ruba, perché le piace sentire il sapore di lampone o di ciliegia che Anna ha sulle labbra.

Quante Rina in questa città, quanti che non possono più fare a meno di me, di noi. Almeno di giorno.

Quando entro in casa, però, la sera loro si dimenticano di noi, di me. Oh, io ne sono perfettamente convinta osservando Antonio, ma anche le altre Rina se ne sono accorte. A volte so che lui si serve di me, la mia vita dura il tempo di una giornata di lavoro, di una passeggiata, o di un incontro. Sento che la mia è come una missione. Ma io sono paga del servizio che in un certo senso devo svolgere. So che tutto ha un inizio e tutto una fine. Sono consapevole che quando lui non avrà più bisogno di me, mi butterà via, come un oggetto usato e vecchio, da rottamare nella spazzatura. Ma finché ci sarà ragione, io ci sarò, con la mia veste azzurra e bianca, come quella della Madonna, con l’obiettivo di salvaguardare la salute e alimentare la speranza. E farò così con chi mi vorrà, con Antonio, come fa mia cugina con Anna e come fanno tutte le altre Rina della città con chi ci porterà con sé. Perché noi siamo un esercito incaricato di difendervi. Perché io sono Rina, per sempre, fino alla fine. Rina, la vostra fedele mascherina.

Modena, 2 novembre 2020

2020@copyrightDanielaOri

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  1. Lucia

    Bel racconto…….e il finale a sorpresa è stato uno spasso…..non c’ero arrivata!

    • Daniela

      Grazie mille Lucia per il tuo gradito commento, continua a seguire la nostra Associazione e i prossimi Racconti Pandemici.

  2. Beh Daniela, che dirti che non sai già… bel raccontino in linea con i tempi… Rina… mi fai ricordare quando tanti anni fa… forse 40 o più, con amici giocavamo al totocalcio e creavamo le schedine a condizione e usavamo ogni volta uno pseudonimo diverso: Rina Sacca, Lina Vase, Lina Adrena…

  3. Giovanna

    Ciao Daniela , mi è proprio piaciuto il tuo racconto , in particolare la descrizione che fai della Pomposa ….l’idea di questi racconti e’ un’ottima iniziativa iniziativa , complimenti

    • Daniela

      Grazie per il tuo bellissimo commento. L’amore per la Storia e per la città traspare sempre e in ogni Racconto Pandemico di questa Antologia virtuale saranno racchiusi ricordi ed emozioni di questo momento storico insolito che tutti noi stiamo vivendo. La cultura è sempre e comunque una grande consolazione per tutti. Continua a seguirci.

  4. Irene

    Dany cara, sei la nostra poetessa… mi pare proprio di conoscere quel ragazzetto pugliese che ordina lo spaghetto a vongole (cit. Cannavacciuolo).

    • Daniela

      Cara Irene, grazie del gradito commento. Continua a seguirci! Buone Feste!

  5. Daniele Biagioni

    Mi piace vedere come, anche in momenti così cupi, la scrittura sia in grado di mettere sul piatto anche un po’ di giocosità e di dolcezza. Brava

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